Il simbolismo


testo a cura del M° Bao Lan.

Una caratteristica fondamentale della cultura orientale, che spesso l’uomo occidentale considera per la differenza dalla sua propria, è l’uso di un linguaggio strettamente simbolico.
È un linguaggio che nasce da una scrittura, quella degli ideogrammi, i cui segni raffigurano immagini che una volta trasformate in parole non si riferiscono a soggetti o a idee specifiche, ma racchiudono un significato globale.

Se diamo uno sguardo alla valenza del termine “positivo”, vediamo che non intendono riferirsi a cio che è “bene”, ma attribuiscono questo valore ad un insieme di cose che hanno una caratteristica positiva, che potrebbe essere il maschio, la durezza, un atteggiamento.

Quando si dice “rosso” potrebbe significare, estate, fuoco, coraggio, insomma un insieme di cose.

Oppure il termine “buono” potrebbe essere una qualità, un cibo buono da mangiare o una buona idea; può avere un significato sia astratto che materiale, il termine usato è sempre lo stesso.

Ecco perché in oriente sbagliare un vocabolo o un accento significa stravolgere il senso di una frase, perché la parola in se spesso non esprime un significato preciso.

Questo porta ad una grande incomprensione per il mondo occidentale che è abituato a ragionare e a parlare in termini più precisi; quando si dice una cosa si intende quella cosa in particolare e non un insieme di cose.

La differenza sta quindi nella praticità del linguaggio occidentale e la fantasia e la ricerca letterale del mondo orientale.

Il linguaggio orientale trova tutta la sua approvazione tra i praticanti di Arte Marziale o tra i poeti e i filosofi che apprendono con entusiasmo la cultura orientale, poiché questo modo di esprimersi stimola molto la loro fantasia. Un praticante di A.M. che legge il nome di una tecnica come “il drago che scuote la coda”, “il cigno bianco sull’acqua cristallina”, intuisce che c’è effettivamente qualcosa di bello, ma non riesce a trascendere il significato e quindi non comprende fino in fondo l’arte ed il senso esplicito della tecnica.

Questo non succede solo all’occidentale che apprende la cultura orientale, ma capita anche agli orientali stessi di non capire a volte, ciò che è stato tramandato dai loro antenati o dai loro Maestri, per mancanza di contatto o della conoscenza di un codice che permetta loro di decifrare il messaggio.

Infatti anche tra la disciplina dell’A.M. Vietnamita e quella Cinese esiste una differenza di linguaggio che la caratterizza. Nel Kung Fu Cinese ogni tecnica si chiama The, e una combinazione di tecniche si chiama Chieu. Una forma è composta da 7-8-9 Chieu tra le quali si inserisce una The che ha una caratteristica precisa, ma non ha nessuna correlazione con quelle successive. Potrebbe essere il drago che diventa gru, e poi potrebbe saltare ad altre teorie o animali.

Ciò che caratterizza l’A.M. Vietnamita invece, è proprio il modo di presentare una forma. Ogni forma deve essere accompagnata non soltanto dal nome di una tecnica o di una combinazione di tecniche, ma da un poema che si chiama Thieu.

Il Thieu è una successione, un poema logistico che aiuta il praticante a ricordare ciò che la forma esprime. Anche qui, so che molti praticanti quando partecipano ad uno stage di VVD ed imparano una forma nuova quando tornano a casa per non dimenticarla ne scrivono la sequenza nel quaderno; se questo quaderno andasse perso e poi fosse ritrovato dopo molti anni da un nipote, lo chiamerebbe Thieu.

Poi, naturalmente, con il passare del tempo ed il lavoro di tanti Maestri il poema si arricchisce di aspetti poetici e filosofici; ci sono delle forme che hanno il poema originale in lingua cino-vietnamita Nho, ed infine il poema moderno. Bat Thien Quyen, per esempio ha tre poemi.


 

Questa dunque, è una caratteristica peculiare dell’A.M. Vietnamita, e tutte le scuole che vogliono far parte del programma Ufficiale Nazionale di allenamento, devono corredare il loro Quyen proposto, dell’origine storica e del poema, attraverso il quale si esprime la forma.

Per poter meglio comprendere l’utilità ed il significato dei poemi, i praticanti di A.M. devono avvicinarsi e studiare le teorie che le A.M. utilizzano nelle loro tecniche. La legge è quella dei “Cinque Elementi” che si chiama “Thuyet ngu han”. Secondo questa legge le forze operanti nell’universo sono cinque: legno, fuoco, terra, metallo e acqua. Questi elementi si muovono ed interagiscono fra loro in base a dei cicli stabiliti che sono quelli di Generazione e Dominazione. Nel ciclo di Generazione il legno alimenta il fuoco, il fuoco trasformando in cenere il legno genera la terra: scavando nella terra si trova il metallo, fondendo il metallo si ottiene l’acqua e, infine l’acqua nutre, alimenta il legno.

Nel ciclo di Dominazione ogni elemento è in rapporto di contrasto: l’acqua spegne il fuoco, il fuoco fonde il metallo, il metallo taglia il legno, il legno sfrutta la terra e la terra assorbe ed argina l’acqua. Questa teoria applicata al termine medico, stabilisce una connessione profonda tra elemento e organo interno: il legno ha come riferimento il fegato, il fuoco il cuore, la terra la milza, il metallo i polmoni, l’acqua i reni. Ogni elemento si abbina inoltre ad un colore, un punto cardinale, una stagione: al fuoco si attribuisce il rosso, il sud, l’estate e l’acqua invece è il nero, l’inverno il nord ecc. Anche le tecniche esprimono la forza di un elemento: l’acqua è abbinata agli attacchi che si effettuano con la punta delle dita e delle mani e dei piedi, come gli artigli della tigre, del drago e del leopardo.Il fuoco si applica alle tecniche di gomito, polso tallone e ginocchia.

Le tecniche di pugno e di calcio sono proprie del metallo, l’elemento legno si applica nelle tecniche di taglio della mano e dei piedi (calcio laterale). L’elemento terra nel palmo della mano o nella pianta del piede. Ogni posizione, invece è abbinata ad un animale: al drago si attribuisce la posizione lunga ossia il Dinh Tan, alla tigre il trung binh tan, al serpente le posizioni basse.

Vediamo ora come si compone una tecnica. Vi sono tre elementi fondamentali: la 1° parola indica la tecnica, la 2° indica una posizione e la 3° esprime la direzione o il modo in cui si esegue la tecnica. La frase Bac Ho Ly Son si interpreta in questo modo: Bach è il colore bianco che corrisponde ad una tecnica di pugno, Ho è la tigre che corrisponde alla posizione seduta, Ly Son significa lascia la montagna e quindi la direzione della tecnica è dall’interno verso l’esterno. Abbiamo allora una tecnica da posizione Trung binh tan con pugno diretto verso avanti. Altro esempio può essere: Thanh Xa Bai Vi. Thanh è il verde che indica il legno quindi un attacco con il taglio della mano; Xa il serpente, Bai Vi significa muove la coda ed indica una tecnica diretta all’indietro.

Quindi, in posizione bassa del serpente con taglio della mano all’indietro. Se si cambia una parola, cambia il significato della frase: Kim Xa Bai Vi diventerebbe una tecnica di pugno nella posizione e direzione precedente. Comunque il poema, è un valido strumento di promemoria per i Maestri e i praticanti che hanno già imparato la forma. Infatti, l’autore spesso non vuole che il poema sia chiaro e comprensibile a tutti e quindi lo crea in modo tale da nascondere la ricchezza delle tecniche proprie della scuola, evitando così il rischio che il documento possa cadere in mani sbagliate. Sono coloro che l’hanno già praticato hanno gli strumenti per decifrarlo. Infatti, lo scopo degli antenati non era tanto il divulgare in modo differenziato, ma divulgare alle persone giuste.

Un altro aspetto che dobbiamo considerare è l’applicazione della “Teoria del positivo e del negativo” ovvero “Thyet Am Duong”, in cui si esprime chiaramente il concetto di forza.

Am Dang significa il negativo scende, l’acqua scende giù dal cielo;

Duong Thang, il positivo sale, il fuoco sale;

Dia Tang, la terra nasconde;

Hoanh Phong, il vento gira;

Hoa Toc, il fuoco è veloce, quando c’è il fuoco tutto si consuma più rapidamente;

Kim Truc, il metallo è diretto.

Se una tecnica ha carattere negativo significa che deve essere scendente, come il pugno a martello; se al contrario è positiva è una tecnica che parte dal basso verso l’alto. La tecnica che ha carattere nascosto si chiama An Chieu (di terra Dia) e si trova sovente nelle forme di spada o di coltello quando si effettuano attacchi con l’elsa dell’arma.

Hoang Phong indica le tecniche circolari, mentre il fuoco indica gli attacchi veloci, di breve durata come le tecniche finali con il Kiai. Kim truc ha carattere tagliente, intercetta l’attacco dell’avversario e lo contrasta con forza. In definitiva, si può dire che questa è una delle tante teorie esistenti per capire ed interpretare i poemi. Se voi trovate un poema e cercate di comprenderlo secondo questo principio e riuscite a decifrarlo, vuol dire che l’autore stesso aveva seguito i medesimi criteri nel comporlo.

Ci sono poemi della dinastia dei Thanh dove l’ultima lettera deve far rima con la prima della seconda frase, ma ciò non accade nella dinastia dei Minh per i quali è la terza frase che fa rima con la prima. Quindi, questa è soltanto un’ipotesi e una teoria, oltre che una ricerca personale sul decifrare le forme.Si può decifrare l’80% delle forme della scuola Binh Dinh dello stile Vietnamita, ma non sempre tutte le scuole Vietnamite hanno la stessa caratteristica, perché l’autore può seguire atri principi, che vanno dal buddismo al taoismo o ad altre teorie da me sconosciute. In tutti i casi questo è un punto di partenza.Quello che a noi interessa è cercare di capire e di arricchire la nostra conoscenza, di modo che quando alleniamo una forma o ripetiamo una tecnica o pronunciamo il suo nome, riusciamo a comprendere effettivamente che cosa significa. Poiché la parola può suscitare qualcosa in noi solo se arriviamo a comprenderla, il nostro modo di allenare diventerà migliore e la nostra Arte sempre più ricca.

Naturalmente ci sono nuove teorie e nuovi Maestri che propongono un modo più semplice, quello di esprimere esattamente le cose come sono; perché cercare di ancorarci a vecchie teorie?

Nell’A.M. Giapponese ogni tecnica ha una definizione esatta: “Ura Mawashi Geri” ad esempio si compone così: Ura significa indietro, Mawashi circolare, Geri calcio, e nell’insieme danno calcio circolare all’indietro. In questo modo non serve dire “Il drago scuote la coda”.

Nela scuola del Vovinam si è cercato di adeguarsi al sistema giapponese: “Da Moc Sau” significa: Da calcio, Moc gancio, Sau indietro e nell’insieme calcio con gancio all’indietro o calcio circolare all’indietro, mentre una volta si definiva con Luu Van Cuoc, o nuvola vagante. Penso che in questa teoria c’è il pro e il contro; da un punto di vista didattico l’insegnante può essere facilitato, ma da un punto di vista spirituale la fantasia dell’Arte Marziale viene a scadere. Tutto è certamente più chiaro, ma non si stimola più il praticante ad una ricerca spirituale, alla ricerca del significato che collega il mondo dell’Arti Marziali con la cultura del mondo orientale.

L’A.M. è nata e cresciuta ed è intrisa dei suoni e dei profumi del’oriente e quindi, io sono propenso a non cambiare la metodologia, a rimanere fedele alla loro origine.Se pensiamo alla cucina italiana si può notare ugualmente questa ricerca di fantasia nel nome delle portate dei ristoranti, come risotto alla cacciatora, pendette primavera; se non ci fosse questa ricerca non potremo più parlare di arte culinaria.

 
Per concludere ho una storia da raccontarvi.

Una volta esisteva un grande Samurai, un grande Kiem Si, colui che usa la spada, uno spadaccino, che nella vita era stato imbattibile. Prima di morire, non avendo mai insegnato nulla nessuno delle sue conoscenze, decise di lasciare un messaggio al mondo intero svelando il segreto della sua scuola.

Di fronte alla sua casa incavata nella roccia, riunì tutti i più famosi Maestri di spada del Vietnam, gente istruita, poiché solo i nobili conoscevano questa Arte. Il samurai sfilò la sua spada dal suo fodero e disse: “Questo è il segreto che voglio insegnarvi”.

E, incominciò a scrivere un poema dopo l’altro sulla parete rocciosa con la spada tagliente. I poemi erano scritti con ideogrammi che erano composti da tratti verticali, orizzontali e punti. Uno alla volta tornati a casa, tutti cercarono di imparare a memoria le parole di questo poema, ma dopo la morte del Samurai si scoprì che nessuno era stato in grado di decifrare il significato delle stesse, poiché non facevano nessun riferimento a tecniche, colori, elementi o organi o a teorie di alcun genere.

L’unica persona che aveva appreso qualcosa, ed in seguito diventò un famosissimo Maestro di spada, fu un guardiano di buoi che abitava nella palude accanto. Essendo un analfabeta non cercò un significato nelle parole, ma nei gesti che eseguivano una forma vera e propria.

In breve, l’intenzione del Maestro era di insegnare le tecniche, ma gli altri si erano fermati alle lettere, e così non hanno trasceso la scrittura.

Maestro Bao Lan

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: