Filosofia

Posted on Lug 5, 2013 | 0 comments


Filosofia

Đinh Lý Tam Tao, la legge dei tre elementi creatori.

Il Taoismo: sviluppo storico e definizione.

Parlare brevemente della seconda legge è pressoché impossibile. Essa si addentra infatti nel complesso universo del taoismo, filosofia di vita o religione che, sebbene parta da un concetto molto semplice, si sviluppa in ogni aspetto della vita. Cercheremo quindi di definirla bene e di non perdere eccessivamente il filo del discorso. Del Taoismo non è possibile stabilire con precisione cronologica l’epoca originaria di formazione, ma la sua apparizione si può far risalire al periodo della dinastia Chou (1027-481 a.C.). Si distinse per la notevole forza polemica, per lo spirito critico, per la sua posizione anticonformista; recuperò l’antico patrimonio religioso del popolo cinese e lo interpretò come impegno totalizzante della persona, con esperienze mistiche, magiche, astrologiche, divinatorie che investivano l’intero piano dell’essere, proponendo una via salvifica personale all’individuo.

Tuttavia il taoismo, anche quando si organizzò in religione, perpetrandosi nella vita sociale cinese non diventerà mai religione di stato. Due furono i momenti storici dello sviluppo del taoismo. Il primo fu il taoismo sviluppatosi fra il settimo e il quinto secolo a.C., all’epoca della prodigiosa fioritura di scuole di pensiero in Cina. I principali filosofi che si possono menzionare per questa corrente furono Lao-Tzu, Chuang-Tzu, Lieh-Tzu. Il secondo momento storico fu il taoismo religioso o popolare che apparve sotto la dinastia degli Han. A guidare le masse contadine affamate e desiderose di un ordine nuovo, una specie di visionario taumaturgo, Chang Chiao. Ma ben presto i ribelli furono annientati dall’efficiente macchina statale che ristabilì l’ordine con feroci repressioni nelle quali morirono migliaia di contadini.

Verso il quinto secolo d.C., il taoismo parve consolidarsi come chiesa con le sue strutture gerarchiche opposte a quelle buddhiste e confuciane. A capo della chiesa vi è il maestro celeste: T’ien-Shih, una specie di papa taoista; le varie comunità furono presiedute da maestri e shih. Vi sono poi i Signori (Chu-chih) e i Maestri dei talismani mentre i membri che non fanno parte della gerarchia costituirono quello che venne chiamato il “popolo taoista”.

Tra i tanti imperatori cinesi (alcuni ostili, altri indifferenti e solo pochi favorevoli al taoismo) ricordiamo: Li Shih- min, uno dei più grandi imperatori della Cina, che ampliò con la sua politica gli orizzonti culturali e religiosi del paese, sostenendo il taoismo nella sua diffusione; Kao- Tsung, il quale visitò Poh-Chow (patria di Lao-tzu) e dispose che i funzionari alle cariche pubbliche studiassero il Tao Teh-ching; Lung-chi, che subì l’influenza del misticismo taoista e ordinò il culto di stato per Lao-tzu, facendo erigere un’accademia per lo studio dei classici taoisti.

In questo periodo furono riconosciuti al confucianesimo e al taoismo uguali funzioni e diritti. Più avanti nei secoli, il taoismo dovette subire il confronto con altre dottrine e, a seconda dell’imperatore regnante, fu approvato o messo al bando. Fino al 1311 il taoismo fu rappresentato ufficialmente nell’amministrazione pubblica, dove si sviluppò al di fuori dell’ufficialità come una delle forze più autenticamente cinesi e costituì l’unica vera alternativa spirituale, fino a giorni nostri, per chi intendeva inserirsi nella tradizione religiosa nazionale cinese.

Secondo il pensiero taoista (che in questo non si discosta molto da quello confuciano) esiste un’armonia universale che lega tutti i livelli del cosmo: terra, uomo e cielo. Il principio su cui si fonda è il tao, termine di difficile interpretazione, tanto che un verso del Taodeing contiene una descrizione di ciò che, piuttosto, non è: “Il tao che può essere definito col nome non è il tao costante”.

Il tao, che è presente in ogni cosa e la condiziona, è un flusso vitale che ha dato origine a tutto, e che scorre incessantemente, mutando sempre e rimanendo sempre lo stesso. Associata ed esso vi è, ovviamente la concezione dello yinyang.

La tradizione taoista chiamò Yin e Yang questi inseparabili principi intrinseci al vivere. Yin e yang sono i due principi che mantengono l’ordine naturale del tao: – yin è il principio femminile, passivo ed oscuro, identificato con la luna; – yang è il principio maschile, attivo e luminoso.

Yin e yang sono opposti e complementari tra di loro, relativi (si può essere yin sotto un certo aspetto e yang sotto un altro) e non antitetici, tanto che nella pienezza dell’uno è implicita l’origine dell’altro. Il loro alternarsi determina tutte le cose.

Il simbolo del Tao è formato da due spirali, una che si avvolge e l’altra che si svolge a partire da un unico Centro. Le due spirali rappresentano la discesa ed ascesa degli aspetti opposti di ogni energia del cosmo. Il Simbolo pertanto è una simmetria rotazionale ciclica : la spirale bianca ha l’inizio dove finisca la spirale nera; essa si avvolge ed aumenta fino ad un massimo ma poi manifesta in se stessa la sua tendenza opposta (puntino nero) che appunto a partire da questo momento si svolge. Anche questo aspetto raggiunge un massimo finché si manifesta la tendenza opposta (puntino bianco), che si avvolge e così via, ciclicamente.

Questo ciclo unifica nella monade Universo tutte le energie del cosmo nei loro aspetti opposti rendendoli così complementari. In modo analogo il taoismo concepì l’antico genio dal corpo di serpe in forma duale e ne precisò dualità di forme, caratteri, nomi. Nella mitologia cosmogonica taoista due leggendari Augusti, Fuxi e Nugua avevano corpi di spire, sovente intrecciati l’un l’altro. Essi furono gli ordinatori del mondo. Più volte introdotti come fratello e sorella, come sposi o come amanti, Fuxi e Nugua valgono nel mito la coppia primigenia da cui l’umanità discende. Erano certo tempi diversi in cui uomini e animali vivevano in totale unione.

Anche Yao e Shun, due degli antichi primi Cinque Imperatori, precisò il maestro taoista Lieh tse, avevano parti del corpo di forma animale e sudditi e truppe animali. Nell’iconografia antica, il Genio primitivo dalla coda di serpente ha dunque due forme e due nomi. Forse molti di più. Non vi è qui metamorfosi tra l’uno e l’altro aspetto. La metamorfosi, la trasformazione ci insegna ancora Lieh tse, è propria dell’esistente.

Egli, il Genio Mostruoso, è principio e essenza e semplicemente vive, assoluto e immutabile, contemporaneamente e senza contraddizione presente in differenti e complementari espressioni. Il Genio Mostruoso ha dunque due forme e due nomi ed entrambi i nomi introducono al Fuoco, il movente del calore vitale. Egli è Zhu Long, il Drago Fiammeggiante, e parimenti egli è Zhu Yin, l’Oscurità Fiammeggiante.

Sono queste le due forme in cui e da cui si esprimono le forze vitali del mondo, il principio e la sorgente stessa di tutti i fenomeni e gli venti di natura. “Zhu Long il Drago Fiammeggiante vive a nord alla Porta delle oche Selvatiche. Se ne sta chiuso nei Monti Wei Yu, dove non si vede mai il sole. Questo Spirito ha volto di uomo e corpo di drago. Non ha piedi.”

L’obiettivo del Taoismo filosofico è quello di raggiungere la santità, lo stato di perfetta armonia con il mondo naturale, uno stato che si acquista uniformandosi ad esso tramite meditazione ed estasi, che permettono l’identificazione con il tao. La natura non deve essere alterata dall’azione umana, e per questo il taoista pratica e predica il “non agire” (wu wei) in tutti i campi (anche in quello politico), non lasciandosi turbare né dai mutamenti, né dalla morte.

Nel Zhuangzi è messa in risalto anche la necessità di non fare distinzioni, di raggiungere lo stadio di una “non conoscenza”, la quale si ottiene solo dopo aver conosciuto. Come religione popolare, il Taoismo mise in atto diverse pratiche per potenziare e per rendere immortale il corpo: diete alimentari di vario tipo (inclusa l’ingestione di prodotti ottenuti tramite ricerche alchemiche), tecniche respiratorie (come lo yoga cinese), ginniche, sessuali, e contemplative.

Nelle numerose leggende taoiste, un posto di rilievo è assegnato ai cosiddetti “Otto Immortali” (di cui ho messo un’affascinante illustrazione), un gruppo di personaggi (uomini e donne) che, avendo ottenuto in vita poteri soprannaturali, sono stati santificati dopo morti. Oltre agli Immortali, e accanto a Laozi – identificato spesso con Huanlao (Il Vecchio Giallo), uno dei cinque creatori del cosmo -, c’è un numero elevatissimo di divinità eterogenee, organizzate gerarchicamente, come i protettori di mestieri e dei fenomeni atmosferici; gli spiriti degli elementi della natura; le anime di diverse località (cimiteri, luoghi, guadi, strade); i demoni; le anime degli impiccati, degli annegati e degli antenati; i santi taoisti, confuciani e buddhisti, eccetera.


 
Applicazione nella Filosofia del Viet Vo Dao.

Tutto questo ci serve per avere uno sguardo d’insieme su uno dei sistemi di pensiero più complessi ed interessanti del mondo. La seconda legge, non fa altro che riprendere i principi chiave e trasferirli nel Viet Vo Dao perché, come appare evidente già dal motto della nostra Arte Marziale –quel mano d’acciaio su cuore di bontà, che sa tanto da unione di yin e yang, o am e duong-, nulla si presta di più ad una lettura in chiave taoista della nostra completissima disciplina. Nella concezione del Viet Vo Dao, la seconda legge, la legge dei tre elementi creatori, semplicemente regola le dinamiche dell’universo.

Come abbiamo visto, alla base dell’intera filosofia taoista c’è la considerazione, comune a molte culture, che tutto ciò che esiste è espressione del movimento dell’energia, nella continua evoluzione della proporzionale quantità tra le sue due qualità yin e yang. Tuttavia, di sicuro non è facile, soprattutto per chi è cresciuto ed è stato educato nella cultura occidentale, comprendere la portata di tali concetti. Di certo, oltre alle differenze culturali, un altro grosso ostacolo sono state le differenze linguistiche e, non ultime, calligrafiche. L’ideogramma Yin è stato tradotto molto spesso con negativo mentre quello di yang con positivo, conferendo a yang il valore di buono mentre a yin il valore contrario. In realtà, la dialettica in questione è notevolmente diversa o, per lo meno, molto più complessa ed articolata.

Yang è la luce, il giorno, il fuoco, il cielo; yin è il buio, la notte, l’acqua, la terra. Non sono l’uno il contrario dell’altro, ma l’uno il complemento dell’altro. Sono le due facce della stessa medaglia, sono i due elementi imprescindibili di ogni cosa: non esiste il giorno senza la notte, non esiste la terra senza il cielo, non esiste l’uomo senza la donna. Tornando alla considerazione che tutto ciò che esiste è formato da energia, è logico dedurre che ogni cosa sarà formata da una determinato quantità di yin e yang e, pertanto, nulla sarà assolutamente uno o l’altro.

Il simbolo del tao, che rappresenta l’energia assoluta, fa ben capire la complementarità e la coesistenza di questi due elementi. Il nero rappresenta yin e il bianco rappresenta yang; quando yang aumenta yin diminuisce e viceversa, sempre in maniera proporzionale, senza mai arrivare all’estinzione o alla completezza di una delle due.

La legge dei tre elementi, che riprende la concezione orientale dell’energia, stabilisce che l’esistenza di ogni cosa è il risultato dell’unione di AM, che corrisponde a yin, e DUONG, che corrisponde a yang, e del DAO che è la “via”. Am e Duong sono elementi costitutivi di ogni cosa, perché sempre presenti in quantità proporzionale e, quindi, nulla sarà assolutamente Am o assolutamente Duong. Ogni cosa che esiste può essere definita Am o Duong osservandone la forma esteriore e le caratteristiche e considerandone l’applicazione. Il ghiaccio è solido quindi si potrebbe vederne aspetti Am rispetto l’acqua allo stato liquido, che in relazione appare chiaramente Duong, ma l’acqua diventa Am se la si confronta col fuoco che diviene quindi Duong. Ciò che determina la distinzione tra la predominanza di qualità Am rispetto a Duong è proprio il terzo degli elementi creatori: il Dao.

Il Dao è quell’elemento che mantiene l’equilibrio della proporzionalità tra Am e Duong. Il Dao, come detto, è la via, è l’insieme dei principi che portano a vivere in equilibrio, cioè vivere seguendo la propria strada affrontando le prove che la vita propone con il giusto equilibrio tra Am e Duong, tra forza e flessibilità, tra fermezza e tolleranza. Le applicazioni nel Viet Vo Dao sono innumerevoli. Come abbiamo detto all’inizio di questo capitolo il motto stesso della nostra Arte Marziale richiama i principi cardine di armonia tra Am e Duong. Pensiamo però anche allo stesso stemma, dove campeggiano le canne di bambù: lo stesso bambù è emblema di aspetti Am e Duong, di armonia tra forza e flessibilità.

Ogni praticante di Viet Vo Dao dovrebbe vivere la propria vita –come praticante e non solo- seguendo questi principi. Imparerebbe così, che la bellezza di questa disciplina risiede proprio nella sua armonia. Imparerebbe ad eseguire un quyen con il giusto equilibrio tra forza ed elasticità, tra eleganza ed impeto, tra slancio ed equilibrio, nonché tra movimenti lenti e movimenti veloci. Fuori dalla palestra, questa legge aiuterebbe il vo sinh nel giudicare in maniera più equilibrata tutto ciò che riceve dalla vita: gioie e dolori, sacrifici e ricompense, impegno e riposo.

La legge dei tre elementi creatori è forse l’insegnamento più importante che un praticante può desumere dalla filosofia del Viet Vo Dao per imparare a ragionare in un’ottica più equilibrata di quella assolutistica che vige in occidente. Qui, infatti, ormai tutto viene considerato assolutamente e aprioristicamente o nero o bianco e tale differenziazione non lascia nessuno spazio alla complementarietà degli opposti, bensì solo ad aperto e chiaro contrasto fra di loro.

seconda legge

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