Corsi bambini

Posted on Giu 26, 2013 | 0 comments


Corsi bambini

Oltre al senso di auto efficacia abbiamo la fiducia del sé. L’intelligenza è basata su 6 abilità verbali e 5 abilità non verbali ed è luogo comune valutarla solo sugli aspetti verbali cognitivi.

Le AM permettono di sviluppare gli aspetti non verbali cioè favoriscono la trasmissione delle emozioni, dei comportamenti e dei vissuti attraverso la componente corporea, il contatto con l’altro e con il suolo. Ma c’è anche un altro aspetto molto importante che è il controllo: non posso fare quello che voglio al mio avversario ma ci sono delle regole prestabilite da rispettare.

E’ luogo comune pensare o temere che chi fa AM possa essere violento al di fuori della palestra. Tutti gli psicoterapeuti e psicologi sanno benissimo che chi ha lavorato molto sulla disciplina e il controllo come nelle AM mediamente all’esterno della palestra non diventa un picchiatore. Se io so che ho certe abilità non devo dimostrare a nessuno che so combattere.

La struttura è importante perchè se i Maestri e gli allievi anziani della palestra fanno funzioni genitoriali e hanno comportamenti corretti e coerenti dentro e fuori dalla palestra, nel momento in cui l’allievo si stacca dalla famiglia e trova nella struttura un nuovo tipo di organizzazione, per appartenervi deve appartenere a un sistema di comportamento.

Mediamente gli allievi violenti appartengono a palestre violente quindi è consigliabile verificare le attitudini del Maestro e se è coerente è un valore aggiunto.

Il vantaggio del linguaggio non verbale e del combattimento è aumentare il senso del valore personale, del sé e avendo a che fare con un sistema culturale diverso l’allievo può portare delle novità all’interno della famiglia di appartenenza.

I genitori devono cercare di fare figli che siano diversi da loro: da loro devono ricevere i valori e le guide etiche e morali ma poi lo sviluppo deve seguire le inclinazioni personali che se coincidono con quelle del genitore creeranno un bel confronto, ma secondo alcuni criteri la differenziazione è più vantaggiosa.

L’altro vantaggio presente nelle AM è il confronto con le armi, con l’oggettistica e quando viene data in mano un’arma a un allievo vengono insegnate delle norme morali di comportamento per responsabilizzare sul loro potenziale pericolo.

Domande dal pubblico:

Molte volte a scuola gli insegnanti invitano i genitori a far fare sport di di squadra come la pallavolo che permettono una migliore socializzazione. L’AM è diversa perchè è molto individuale e crea una differenza su questi aspetti?

All’inizio dicevo che tutti gli sport attraverso il movimento stimolano la socializzazione, lo stare assieme e le AM non sono escluse sotto questo aspetto, l’importante è far fare in tutti i casi quello che piace al bambino.

Il vantaggio delle AM è che gli allievi sono tutti in kimono, quindi sono tutti uguali e per le ragazze nel periodo della pubertà il kimono da la possibilità di celare le trasformazioni in atto nel fisico dando una certa uniformità e questo le rende invisibili e uguali agli altri e dal punto di vista della socializzazione il livello è identico come in tutti gli altri sport.

Se vostro figlio fa AM lo fa perchè tendenzialmente piace a lui o perchè piaceva a voi e quindi lo avete portato ma la differenza tra praticare uno sport o le AM sta su un altro aspetto: dopo gli 11 anni si entra nella cultura delle AM con tutti gli aspetti etici dovuta alla cultura del paese di origine e morali che è identica in tutte la AM.

Mentre lo sport tende all’agonismo fine a se stesso o semplicemente al fare del movimento, l’AM diviene una filosofia di vita e permette di scegliere quando entrare. Questo è un vantaggio che appartiene a tutte le arti che sono una forma di espressione dell’individualità. Quindi dal punto di vista della socializzazione l’ AM è identica a qualsiasi altro sport di gruppo.

Nel calcio è la squadra che lavora e spinge il singolo, nell’AM l’allievo è in quadra ma ha un’esposizione individuale forte, non può nascondersi.

C’è un motivo particolare per cui capita che mi trovo a insistere a far fare a mio figlio delle attività e lui fa delle resistenze ma poi quando le ha fatte è contentissimo? Va bene fare così?

Fino ai 5 anni è giusto fare così, comandate voi, i bambini hanno bisogno di una figura guida che li rassicuri e che sia in grado di capire qual è il bene loro. Dai 6 ai 10 anni ancora comanda il genitore ma in modo differente anche se dipende dalla maturazione psicologica del bambino. Fino a prima della pubertà sono ancora i genitori a dare delle regole ma si inizia ad ascoltare le idee.

In questa età tendono a voler fare gli stessi sport o le stesse AM del loro gruppo di appartenenza per cui se il gruppo fa calcio tutti vogliono andare a fare calcio. In quel caso come vi comportate?

Dovete capire che cosa è più importante per voi, che faccia indistintamente uno sport o che faccia AM? Quindi, è importante interagire capendo il perchè della scelta e richiedere una costanza nella frequentazione dell’attività. L’imposizione è errata.

Dagli 11 ai 13 anni non bisogna più imporsi perchè iniziano ad essere dei giovani adulti in casa e bisogna cercare di dialogare con loro sulle motivazioni proprie e del figlio.

Dai 14 anni in su non dovrebbero essere più i genitori a spingere ma i figli a fare delle richieste. Quindi all’inizio vale la pena spingere il proprio figlio a fare le AM perchè il figlio è in una fase dove si affida al genitore.

Se ci sono delle resistente in questo o la vostra modalità è inadeguata o entra in conflitto con aspetti triangolari di alcuni elementi della famiglia. Se la coppia funziona e avete delle idee stabili su quello che volete i figli seguono senza resistenze.

Qual è la strategia migliore da attuare per contenere un comportamento che può essere troppo aggressivo o resistente all’accettazione della disciplina?

Le tecniche sono moltissime e di diversi orientamenti clinici. Non esiste una risposta univoca perchè la differenza individuale è enorme. Bisogna capire l’età, i bisogni della persona e non dell’allievo, capire perchè ha quel comportamento e poi andare a lavorare sul contesto.

Se un ragazzo manifesta agitazione, violenza o qualunque altra cosa bisogna riconoscere il suo comportamento e fargli sapere di averlo notato.

Bisogna trovare delle strategie per contenere il comportamento nel gruppo e poi si trova un modo per parlargli individualmente e non di fronte al gruppo per un senso di auto efficacia e autostima.

Per affrontare queste situazione ci vuole un po’ di esperienza e studio.

Di solito se un ragazzo è violento in palestra, sta esteriorizzando tensioni che solitamente sono in ambito familiare o è successo anche un caso che provenissero dall’ambito scolastico.

E’ chiaro che come insegnante di AM non ho il ruolo per intervenire ma ci si può attivare a segnalare la cosa appoggiandosi a persone competenti che possano intervenire.

Non bisogna comunque permettergli di essere violento o agitato e non bisogna arrivare a sopprimerlo attraverso una azione autoritaria.

Il Maestro deve essere autorevole altrimenti crea un distacco e un danno maggiore. Di tecniche ne esistono a centinaia: se due sono in conflitto e trovano un nemico esterno riescono ad unirsi contro il nemico esterno, questo permette di convogliare l’aggressività.

Se lui è il Maestro e io sono l’allievo problematico se lui riesce a convogliare su di sè l’aggressività, essendo un contenitore migliore degli altri, permette di arginare l’ansia per poi successivamente elaborarla, sempre se siamo in un ambito di normalità e non di patologia.

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