Bastone

Posted on Giu 26, 2013 | 0 comments


Bastone

STORIA DEL BASTONE

Il bastone nel corso della storia ha lasciato traccia in molti paesi del mondo, infatti se noi andiamo ad analizzare la storia dei popoli lo possiamo trovare sia nei paesi orientali che occidentali. L’oriente come del resto si conosce ha una lunga tradizione che proviene da millenni vedi l’escrima il kung fu e kobudo ecc. ecc., dove il bastone ne ha fatto il padre delle armi, da questo possiamo dedurre che comunque sia ha avuto un posto rilevante non solo come attrezzo agricolo ma anche come mezzo di difesa.

Tuttavia ci rendiamo conto che rappresenta l’arma ideale per difendersi da chi è armato con armi bianche (spada, coltello, ecc.). Il bastone in Vietnam, come del resto in tutti i paesi dell’Asia, ha ricoperto un posto importante nella vita comune, ad esempio i contadini lo utilizzavano come mezzo di trasporto dell’acqua, veniva alzato per permettere la crescita di alcune piante, non dimenticando l’impiego di fabbricazioni di capanne. Nei paesi di mare ebbe un notevole impiego nella pesca ed è a questo proposito che il tipo di utilizzo ne ha fatto anche un uso diverso nell’Arte Marziale.

Anche l’Italia meridionale vanta una tradizione con la scuola napoletana dove agli inizi del 1200 raggiunge l’apice della diffusione durante il periodo dell’invasione spagnola. In tal senso vi sono profonde similitudini con lo sviluppo della escrima filippina, avvenuto nei primi anni del 1500 per insurrezione del popolo contro l’invasione spagnola. Il bastone napoletano differisce da altri tipi di bastone essenzialmente per la sua misura ridotta rispetto a quello siciliano, molto più lungo e per la tecnica che privilegia colpi a corto raggio, corpo a corpo e chiusura. Esso fu utilizzato molto anche dalla Carboneria.

Si utilizza molto per comprimere alcuni punti dolorosi del corpo che paralizzano letteralmente chi li subisce. Nella scuola napoletana non vi sono accessori inutili e tecniche spettacolari (vedi i maneggi del bastone siciliano). Maneggiare il bastone napoletano è un po’ come maneggiare un coltello. Il taccaro in particolare, utilizzato anticamente dalla vecchia camorra per infliggere punizioni esemplari, può avere anche una versione con l’estremità più grossa irta di chiodi, un po’ come una mazza ferrata del medioevo.

Un’altra regione d’Italia è la Sicilia dove l’arte del bastone viene esercitata da più di 800 anni i pastori sfidavano spesso a duello, anche mortale, per questioni d’onore e questa usanza venne anche adottata successivamente dai nobili. In questi casi ci si atteneva sempre ad un preciso codice d’onore e, grazie a questa pratica, la tecnica cominciò a raffinarsi. Poi, con l’avvento delle armi da fuoco, la funzione di difesa del bastone venne a mancare, ma restò il suo impiego nei duelli d’onore. Oggi il bastone resta a livello di arte tramandata di padre in figlio, da amico ad amico, soprattutto nella Sicilia orientale, sui monti e nei luoghi scarsamente popolati, dove ancora i giovani non sono distratti dai problemi della società industriale.

Quest’arte ebbe anche un altro protettore: la cosiddetta famiglia, antica organizzazione patriarcale, embrione della futura mafia. Soprattutto agli inizi del secolo scorso tale organizzazione rappresentava e si sostituiva alla legge in molti villaggi: si basava su una struttura gerarchica presiedute diretta da uomini che avevano il titolo di capo bastone e vi erano anche altri gradi.

Il bastone siciliano comprende vari stili denominati “Tirata“, la tirata ruotata e la fiorata sono tra i più diffusi, un’altra scuola collocata geograficamente nell’area di Messina, usa il bastone con una sola mano, come un fioretto, ma non è ritenuta molto efficace perché nelle parate c’è il rischio che il bastone cada di mano. Nelle scuole maggiori, invece, il bastone viene maneggiato a due mani, con movimenti rotatori continui chiamati mulinè e solo occasionalmente viene utilizzata con tecniche offensive di stoccata, con una sola mano.

Il maneggio eseguito a due mani difende tutta l’area intorno al corpo (un po’ come un’elica), tenendo lontano gli aggressori. Questa fase difensiva è completata da attacchi alla testa, colpi laterali al viso, puntate allo sterno, alla gola ed al basso ventre, tutti mortali. La tirata insegna anche un suo particolare modo di spostarsi e camminare, assecondando appieno la tipologia del terreno su cui ci si trova (campagna, pavimento di piastrelle, sabbia, selciato bagnato ecc…), spesso richiama la danza e si ispira ai movimenti dei pupi siciliani. Tirata vuol dire combattimento.

Un elemento importante di queste scuole è detto “figurismo” (più comunemente chiamato Kata o Quyen). Il figurismo o forma è una sequenza obbligata di figure (posizioni) che anticipano il combattimento, rendendolo il più difensivo possibile ed al contempo ne caratterizzano lo stile adottato. Il bastone utilizzato si chiama anche ulivastro, per il particolare legno utilizzato per farlo: l’ulivo appunto, è di colore biancastro lucido ed è molto leggero ed al contempo resistentissimo ai colpi più duri, anche sbattuto violentemente sul cemento.

Esso può avere dei noduli molto consistenti che vengono utilizzati per fratturare la zona ossea colpita in piccoli punti specifici. Il legno utilizzato viene raccolto in particolari periodi dell’anno, viene trattato e passato al fuoco per essere pulito raddrizzato e asciugato. La stagione di raccolta del legno è molto importante per la qualità stessa dell’arma. Altri legni utilizzati sono l’arancio amaro, il sorbo e la rossella.

Nel duello vi è un giudice d’onore che controlla il rispetto delle regole. I motivi che danno origine a questa prova possono essere tanti e più o meno gravi e tocca al giudice stabilire, valutando la gravità dell’offesa subita da uno dei due contendenti, le modalità del combattimento stesso. Così il combattimento può svolgersi all’ultimo sangue, oppure al primo che riesce a colpire l’altro, o ancora evitando di colpirsi volutamente nei punti vitali. Esistono varie misure del bastone (in palmi) e diametri, ad esempio un bastone sottile può infliggere oltre che fratture anche lacerazioni.

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