Filosofia

Posted on Lug 5, 2013 | 0 comments


Filosofia

Đinh Lý Tam Nguyên, la legge dei tre principi.

Tesi: Ist.re Bao Long Marco per il conseguimento al grado di 3 dang
 
Definizione.

Iniziamo con una definizione sintetica e chiara, per approfondire poi taluni aspetti. Per la legge dei tre principi, ogni mutamento, ogni evoluzione di un Universo, ogni transizione da uno stato ad un altro risponde e segue fedelmente tre principi basilari. Tali vengono così enucleati:

1- Nguyên Lý Tiên Nguyên: ogni cosa è l’effetto di una causa e diviene per estensione astratta o concreta. Così come la vita ha un creatore, l’Arte Marziale ha un’origine.
2- Nguyên Lý Vi Nguyên: qualora si ammettono le macro esistenze si devono ammettere anche le più piccole. Per esempio se il Viet Vo Dao esiste deve avere dei praticanti.
3- Nguyên Lý Quán Nguyên: questa è la relazione esistente tra i primi due principi. L’arte marziale è stata creata ed i praticanti esistono, il Viet Vo Dao è una realtà.1

1 A.S.D. Viet Vo Dao Veneto, L’universo del Viet Vo Dao. Introduzione, storia e filosofia dell’Arte Marziale vietnamita, Ed. MikPierSoft, Padova, 1996.
 

Il primo principio: sviluppo nel pensiero filosofico occidentale e nel Viet Vo Dao.

Procediamo con ordine. Il primo principio, essenzialmente, si addentra nella spinosa questione causa-effetto. Nel pensiero filosofico occidentale, speculazioni a riguardo risalgono all’antica Grecia, patria di filosofi e pensatori. Nella storia della filosofia antica il concetto di causa, con quello connesso di relazione causale, ha indicato l’esistenza di una condizione necessaria tra i fatti dell’esperienza che vengono interpretati come collegati fra di loro da un rapporto di causa-effetto.

La paternità di tale teoria va sicuramente attribuita alla scuola atomistica di Leucippo, e, quindi la si può far risalire al V secolo a.c. Da qui, iniziò tutta una tradizione filosofica e scientifica che avevamo come scopo l’interpretazione razionale dei fenomeni naturali. Sin dall’inizio, il pensiero filosofico greco aveva visto nei fatti empirici l’esistenza di una connessione necessaria che poteva essere o di origine puramente fisica, materiale, come sostenevano gli atomisti che pensavano a cause meccaniche, oppure di origine immateriale, dovuta cioè a cause intelligenti che operavano finalisticamente, come ritenevano Anassagora, Platone e gli stoici.

Una trattazione estesa del concetto di causa, a cui si rifarà la filosofia antica e medioevale, fu niente di meno che dello stesso Aristotele il quale considerava il sapere legato alla conoscenza delle cause. Le stesse cause potevano essere di diversi tipi: la causa materiale (ovvero la materia di cui una cosa è costituita, ad esempio il legno è la causa materiale di una barca), la causa formale (ovvero la forma, il modello o l’essenza di una cosa), la causa efficiente (ciò che ha prodotto la cosa, l’agente, detto in termini moderni), la causa finale ( ovvero il fine che quella cosa deve realizzare con la sua esistenza). In seguito la scolastica ampliò e modificò leggermente la trattazione aristotelica, concentrandosi sulla definizione di causa prima che, attraverso la dimostrazione cosmologica, veniva identificata con Dio.

La filosofia dell’età moderna, infine, approfondì il concetto di causa efficiente facendolo coincidere con quello di legge o connessione causale dove il rapporto causa-effetto è rappresentato da grandezze misurabili matematicamente. I principali rappresentanti di questa nuova concezione furono, niente meno, Keplero, Galilei, Descartes). Ed è proprio da questo “nucleo forte”, ovvero lo sviluppo dei concetti di causa-effetto, si può far risalire la nascita della fisica classica che, con Newton e Laplace, fa del determinismo e del meccanicismo ineliminabili punti di vista da tenere ben in conto nella trattazione dei fenomeni naturali.

Tuttavia, è convinzione comune nel pensiero moderno che il meccanicismo si sia rivelato inadatto a spiegare il mondo microscopico tanto quanto macroscopico. Il fallimento – o presunto tale – del meccanicismo in epoca moderna è presto spiegato dalla natura intrinseca del nuovo trend materialista e consumista del mondo occidentale e, come vedremo, ha delle conseguenze anche per il primo principio di cui abbiamo parlato.

In un mondo che si evolve a velocità spaventosa –vertiginosa secondo la visione dei Futuristi- non v’è più tempo di ragionare sulle origini o sulle cause. L’imperativo dominante è diventato quello del risultato. Tutto è apparenza, quello che si considera, in fin dei conti, è solo la punta di un iceberg, ovvero la sua parte immediatamente visibile. Già, ma come ben sappiamo, alle radici di questi isolotti di ghiaccio, vi sono gigantesche fondamenta celate dai mari oceanici. Il sottovalutarle è stato causa di ingenti perdite di vite umane…

Questo esempio, ci fa riflettere circa l’importanza di questo principio cardine del Viet Vo Dao. La nostra Arte Marziale, attraverso la sua filosofia, ci vuole semplicemente insegnare a non considerare solo l’effetto, visibile o concreto. Ciò rappresenta un grosso insegnamento filosofico per i praticanti, sia dal punto di vista marziale che umano.

Nell’Arte Marziale, ad esempio, può volere dire che dietro una singola tecnica si celano anni e anni di studi, di pensieri filosofici, di studi approfonditi. Inoltre può anche voler dire che un Quyen eseguito alla perfezione e solo l’effetto di duri allenamenti e di tanto impegno. Come vediamo, sono molteplici le applicazioni che questo principio trova nel Viet Vo Dao. Ma il Viet Vo Dao stesso ha un origine, è l’effetto di tutta una filosofia di vita, di un nucleo primigenio da cui tutto si sviluppò. Per questo, il primo principio può essere applicato anche alla vita di tutti i giorni.

Facciamo un esempio. Oggigiorno, se uno ha mal di testa, prende un aspirina, se ha mal di schiena o dolori muscolari prende un analgesico. Queste sono tutte cose che mirano all’effetto e non alla causa. Si cerca di intervenire sulla manifestazione immediata e concreta, cercando di placarne i dolori. In pochi vanno alle origini del male. In quanto praticanti di Viet Vo Dao noi sappiamo che, invece, la medicina tradizionale orientale interviene all’origine del male.

I meridiani, la digitopressione, l’agopuntura, sono tutte cose che curano il malessere fin dalla sua più remota origine. Tempo fa mi si è presentato un esempio concreto palese: un irritazione alla pelle. La medicina moderna comportò l’utilizzo di cortisonici. L’irritazione passò brevemente ma si ripresentò ogni mese, sempre più acuta. La medicina orientale implicò la stimolazione di alcuni punti –ad esempio intestino crasso, pancreas etc..- e l’irritazione, lentamente ma definitivamente passò.

Riassumendo, il primo principio Nguyên Lý Tiên Nguyên ci invita a considerare le cose nel loro duplice aspetto: c’è un effetto, visibile o concreto, ma tale effetto esiste in virtù di una causa e di un’origine. L’origine –quindi anche quella del Viet Vo Dao- va conosciuta, rispettata e tenuta in dovuta considerazione.


 

Il secondo principio, tra pensiero occidentale, filosofia orientale e Viet Vo Dao.

Passiamo, dunque, al secondo principio che affronta il tema delle micro e della macro esistenze, nonché della loro relazione.

I termini macrocosmo e il suo correlativo microcosmo furono usati fin dai tempi dagli antichi filosofi. Molti filosofi delle prime epoche della storia della filosofia, infatti, consideravano il mondo come un ente animato analogo all’uomo e composto, come tale, da anima e corpo.

Questa concezione si rispecchiò specialmente nella corrente di pensiero detta misticismo ermetico: per l’ermetismo il rapporto che legava macrocosmo e microcosmo era un rapporto di analogia e, proprio il principio di analogia, fu a fondamento di questa visione della struttura del reale. Nel tentativo di pervenire ad una visione unificata dell’universo intero, ivi incluso l’essere umano, e per poter infine uscire dal caos della molteplicità inordinabile, l’ermetismo elaborò un assioma, detto di analogia o di equivalenza, che lo stesso leggendario caposcuola, Ermete Trismegisto, avrebbe descritto con queste parole

Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso, tutto ciò che è in basso è come ciò che è in alto.

E questo per realizzare il miracolo di una cosa sola da cui derivano tutte le cose, grazie ad un’ operazione sempre uguale a se stessa. (2)

2 Ermete Trismegisto, La tavola di Smeraldo.

Gli stessi pitagorici avrebbero tentato un’operazione simile, costituendo le scienze dei numeri, la matematica e la geometria, e i numeri stessi come elementi in grado di unificare l’universo, poiché erano proprio i numeri che creavano quelle corrispondenze tra le manifestazioni molteplici dell’essere. Facendo un gran salto generazionale, la teoria del Macrocosmo e del Microcosmo ebbe nel Medio Evo e nel Rinascimento una grandissima fortuna. Al Macrocosmo fu associata l’immagine dell’Universo, del Mondo, del locus in cui risiedeva Dio, la Luce Creatrice propagante in ogni direzione e capace di dissolvere le tenebre e di fornire il principio attivo generatore di tutte le cose. L’Uomo, creato da Dio e nel quale la Divinità si rifletteva, fu, invece, il Microcosmo e l’Universo di cui costituiva una replica in piccolo. Macrocosmo e Microcosmo erano dunque costituiti da una sola materia formata da due principi contrapposti: la Luce Infinita e le Tenebre Oscure. Nel dualismo gli alchimisti credettero di individuare il mistero della Pietra Filosofale, della Quintessenza, del Medicamento Universale in grado di guarire ogni tipo di malattia. In pieno romanticismo, con Leibniz, arriviamo all’affermazione secondo la quale le complessità che si incontrano in un macrocosmo, si riflettono automaticamente in ogni suo microcosmo, ovvero in ogni parte componente suddetto macrocosmo. Inoltre, uno dei principi del pensiero scientifico dell’Ottocento, il tanto discusso evoluzionismo, introdusse il rapporto significativo tra ontogenesi e filogenesi, riattivando quel modello unitario legato appunto al principio di analogia tra macrocosmo e microcosmo ch’era stato la chiave di volta della filosofia romantica della natura.

Questo principio esplicativo lo ritroviamo sotto altri nomi implicitamente e in particolare nell’evoluzionismo di Lamarck, il quale sosteneva la tesi secondo cui i caratteri acquisiti possiedono una caratteristica di ereditarietà. L’impronta del principio di analogia tra macrocosmo e microcosmo la ritroviamo ancora nella “legge biogenetica fondamentale” di Ernst Haeckel che trovò un legame tra lo sviluppo dell’embrione che rimanda all’ontogenesi e la stessa evoluzione della specie che invece rimanda alla filogenesi.

C’è infine da dire, come teoria su microcosmo e macrocosmo abbiano avuto ripercussioni su una delle scoperte più importanti del nostro tempo: la psicoanalisi. Tuttavia, è sufficiente dire che mentre Freud si mantenne più cauto al proposito ritenendo il modello unitario basato sull’analogia macrocosmo-microcosmo solo una ipotesi suggestiva e senza, quindi, farla risaltare nell’ambito delle sue ricerche, un altro psicoanalista, l’ungherese Sandor Ferenczi, ne farà il baluardo delle sue teorizzazioni che gli costeranno, in fin dei conti, l’ostracismo da parte dei freudiani più convinti. Ritornando però a Nguyên Lý Vi Nguyên, secondo questo principio se si considerano le macro esistenze si devono necessariamente ammettere le micro esistenze; se prendiamo in considerazione l’universo dobbiamo considerare anche le galassie ed i sistemi solari che lo compongono, se consideriamo la società dobbiamo considerare anche i singoli individui che la compongono. Se si presta attenzione, tra l’altro, questo è lo stesso principio che sta a base di un’altra disciplina strettamente correlata alla medicinale tradizionale orientale: la riflessologia.

Tuttavia, quello che ci interessa constatare ora sono i riflessi che questo principio può avere nel Viet Vo Dao, e che apporto possa dare alla vita di ogni praticante. Come detto, vi è un gioco di corrispondenze da micro e macro. E’ un po’ come una matrioska o come un insieme di scatole cinesi. Senz’ombra di dubbio, ad ogni modo, caratteristiche e peculiarità del macrocosmo sono rintracciabili nel microcosmo. Sarebbe troppo ovvio fare il classico esempio della goccia di acqua pura che, gettata in un bicchiere di acqua putrida si contamina. Ma pensiamo, per esempio, al corpo umano. Se vi è un solo organo che non funziona bene (micro), gli effetti malevoli si manifestano in tutto il corpo (macro). Se un singolo ingranaggio di un motore si incastra, se un singolo tassello di una catena di montaggio si inceppa, tutto l’insieme ne risente. Viceversa, quando un albero muore, cessa di vivere non solo l’albero in sé, bensì anche tutte le foglie, le radici, persino i parassiti che componeva l’insieme albero-macrocosmo. Evidentemente ciò si riflette anche nel Viet Vo Dao. Se ci fossero problemi gravi, per tutto il Viet Vo Dao, ecco che a risentirne ne sarebbero tutti i praticanti che, non v’è dubbio, compongono il Viet Vo Dao. In egual maniera però, il Viet Vo Dao stesso –un macrocosmo in questo caso- non esisterebbe senza le sue parti componenti, i suoi microcosmi o microesistenze, ovvero i propri praticanti. Si potrebbe concludere che il legame che lega fra loro micro e macroesistenze è vitale ed indissolubile. Perciò il secondo principio ci invita a riflettere circa questa importanza, per non dare nulla per scontato e per tenere sempre e comunque in giusta considerazione tanto il nostro macrocosmo quanto il nostro microcosmo.

Il terzo principio, la “sintesi” perfetta.

Infine c’è il terzo principio, il quale può senz’altro essere letto come una somma ed una sintesi dei due precedenti. In poche parole, nella nostra vita e, di conseguenza nella pratica del Viet Vo Dao, bisogna sempre considerare che nulla accade senza una causa scatenante e che non può esistere il macrocosmo se non esiste il microcosmo. Ad esempio si può dire che non può esistere la società se non esistono le persone che la compongono e che l’operato di ogni elemento, di ogni atomo che la compone, ha conseguenze per la società. Se ogni singolo adempie il compito cui è preposto, la qualità della vita nella società migliora portando beneficio anche al singolo, ma se questo non accade la qualità della vita peggiora ed anche il singolo ne subirà le conseguenze.

Rapportato al Viet Vo Dao il legame è presto deducibile. Il Viet Vo Dao è una realtà, grazie all’esistenza dei suoi praticanti.

Tuttavia, l’andamento del Viet Vo Dao può influenzare la vita dei praticanti ma, soprattutto, è la singola condotta di ogni praticante a determinare sviluppo o regresso dell’Arte Marziale. Il comportamento dei praticanti sarà una causa che produrrà degli effetti.

Questi, ovviamente, si ripercuoteranno nel microcosmo del singolo allievo, ma verranno amplificati e elevati anche a livello di macrocosmo.

Per concludere, si prenda in considerazione un esempio. Appurato che un praticante costituisce un microcosmo nel macrocosmo Viet Vo Dao, si consideri il suo operato. Infatti se un praticante è diligente e intraprende degli studi più approfonditi sull’Arte Marziale (comportamento = causa finale =causa ), come risultato potrà, per esempio, produrre un’ottima tesi (effetto) che ne arricchirà le conoscenze (altro effetto).

Tuttavia gli effetti benevoli della sua condotta non saranno utili a livello di microcosmo, ovvero non avranno come risultato solo l’arricchimento personale, bensì contribuiranno alla crescita (effetto) del macrocosmo Viet Vo Dao.

In fondo, questa legge dei tre principi, cita solo delle cose che se ci ragioniamo bene sono abbastanza facili ed elementari. Purtroppo però, coinvolti in un mondo che non sa più ascoltare, ce li siamo scordati e li abbiamo persi di vista. Ed è per questo, che il Viet Vo Dao, nella sua splendida completezza, ce li vuol far recuperare.

filosofia-prima-legge

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: