Memorie dal Nord – by Giulia

Posted By Carlo Vian on Gen 11, 2016 | 1 comment


No, calma. Chiariamo, non sto così a nord. Montebelluna si trova un filino sotto il Circolo Polare Artico e a dispetto di quel che pensano i miei cari compagni di palestra, non ho ne renne ne pinguini in giardino, ma solo due dolcissimi cagnolini. Ci tenevo a specificarlo.

Premesso ciò, volevo festeggiare il mio secondo anno in Tinh Vo Mon con un articolo…o qualcosa di simile. Ma cosa scrivere?

Il mio primo ingresso nella palestra Anna Frank risale a ben più di due anni fa, da ospite…ed è stato sufficientemente traumatico da rimanermi scolpito nella memoria. All’epoca non conoscevo nessuno o quasi, eccezion fatta per Carlo a causa di una diatriba su Sailor Moon su cui è meglio stendere un velo pietoso (o una gettata di cemento, in alternativa). In ogni caso arrivo in mezzo a questi compagni sconosciuti, silenziosa e intimidita (!!!)…e mi becco il riscaldamento di Paolo. Per inciso, ci sono poche cose al mondo che odio quanto il correre: preferirei farmi togliere un molare a vivo o sorbirmi le lagne…no, non esageriamo.

Ma torniamo a noi…parte di botta questa maratona allucinante e infinita, guidata da un soggetto che ha le gambe lunghe quanto me intera e io, pur di concentrarmi su qualcosa di diverso dal fatto che stavo morendo, mi sono messa a pensare:

  1. Questa cosa della corsa è discriminatoria verso chi è alto meno di un chilometro e ha le gambe corte. (Basta…)

  2. Ad un certo punto lo finirà pure l’ossigeno, no? (Insomma ti fermi??)

  3. Se inchiodo di colpo e mi faccio stirare da chi mi segue vale? (Ti prego..)

  4. Ma quelli davanti stanno pure chiacchierando…PERCHE’??? (Vi odio tutti)

  5. Ma quando servono, i crampi, perché non arrivano? (Non sento più i polmoni, ma col cavolo che vi do soddisfazione…sorridi Giulia)

…Vabbè, ad un certo punto per fortuna la tortura è finita e in qualche maniera sono sopravvissuta.

Una persona normale, viste le premesse, avrebbe imparato la lezione, letto i segni e si sarebbe ritirata in buon ordine…ma io mica sono normale! Recidiva, al secondo allenamento in Tinh Vo Mon ho puntato al rilancio e per non farmi mancare nulla, ho fatto anche armi. Bastone, nello specifico; anche se temo che, più che io che facevo bastone, era il bastone che cercava disperatamente di disfarsi di me.

In questo caso era Alessandro che faceva riscaldamento (perché si, di riscaldamento si trattava e nulla di più) e che man mano che si procedeva con gli esercizi, mi fissava con un’espressione sempre più marcata di pietà mista a disperazione che non dimenticherò mai. Penso di non aver mai visto tanta disperazione tutta insieme nello stesso istruttore. Poi mi sono tirata il bastone sul muso e non ho più visto niente. Per fortuna.

 

A questi primissimi ricordi se ne affiancano mille altri, accumulati con il passare del tempo, tutti egualmente preziosi.

La mia prima demo, a Quinto. Il mio primo stage estivo, con le indimenticabili peripezie di Igino sulla scaletta del letto a castello, i discorsi di Orazio sui bambini indaco e le ribaltate di Pino in spiaggia.

Vedere compagni fare esami importanti, capire cosa significa soffrire e soprattutto gioire con loro per i traguardi raggiunti. Dimostrare il proprio affetto con un post-tunnel decisamente simpatico (quantomeno da fare, non so da subire..).

Portare per la prima volta spada in dimostrazione, guidare per la prima volta il riscaldamento, rompere la prima tavoletta (anche se con un chiai piuttosto discutibile).

E come non citare la festa del Ventennale della palestra, dalla quale sono tuttora stupita di essere sopravvissuta incolume dopo aver rotto le scatole ad un sacco di persone a qualsiasi ora del giorno e della notte, aver cooptato (o forse schiavizzato) povere vittime innocenti a fare di tutto di più e aver infilato gli AC/DC nel Tai Chi (ma d’altronde loro stanno bene con tutto).

E più scrivo, più mi verrebbe da scrivere. Perché alla fine ogni ricordo, ogni momento condiviso con i miei compagni e il mio Maestro è prezioso. In palestra, nella pratica ma anche nei momenti di svago e condivisione.

Nelle conquiste e nelle vittorie, ma anche nelle sconfitte e nelle difficoltà ho sempre trovato al mio fianco persone pronte tanto a gioire con me quanto a sostenermi nei momenti duri, ad aiutarmi, incoraggiarmi e a proteggermi (grazie Fa!).

Perché Famiglia Tinh Vo Mon non è una frase ad effetto, è una realtà. Con i suoi alti e bassi, con momenti buoni e meno buoni, ma che mai intaccano ciò che è e rimane, ed io ringrazio di cuore ogni giorno di farne parte.

Grazie Tinh Vo Mon.

 

(Carlo continua comunque a ripetermi che sono ancora in prova…ma vabbè.)

 

Giulia Garbujo

3° Do TVM Treviso

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