Il Tai Chi in Oriente e Occidente

Posted By Carlo Vian on Dic 22, 2015 | 0 comments


L’uomo orientale e l’uomo occidentale, due diverse visioni del mondo e di approcciarsi alla realtà.

Praticare il Tai Chi Chuan nel mondo occidentale, ma in particolar modo con una visione della vita più orientata sulle cose materiali, porta ad un distacco di quelli che sono stati per millenni i concetti di relazione tra uomo e universo, ma sono proprio le condizioni storiche e tradizionali a creare due mondi con due visioni.

Una delle analisi di questa ricerca è capire quali siano le differenze di queste due culture e quindi le differenze che intercorrono tra un uomo occidentale e un uomo orientale. L’occidente ha sempre posto la sua visione proiettata nel futuro, all’innovazione e con poco riguardo alle tradizioni mentre l’oriente è proiettato verso gli aspetti naturali.

Solitamente quando si vuole iniziare una trattazione sulla differenza tra l’Oriente e l’Occidente, si parte dal principio che l’Oriente è legato alla sua tradizione, ma nel contempo deve tendere a liberarsi da questo legame con il passato poiché può ostruirgli una via di realizzazione futura.

L’Occidente, è al contrario tutto teso al futuro,

all’innovazione e con poco riguardo alla tradizione e taccia di conservatorismo chiunque abbia l’occhio rivolto al passato, l’occidente è organizzativo, analitico e tendente ad assoggettare la realtà e la natura ai suoi scopi.Immagine1

L’approccio alla realtà nei due mondi è diverso nei modi di concepirla:

in Occidente si vuole studiare la psiche con un metodo esatto,

una scienza appunto, la psicoanalisi; al contrario l’orientale tende a sentirsi parte della natura con cui vuole vivere in armonia: vedasi  la legge “Thuyet Ngu Hanh” detta dei cinque elementi. L’uomo è considerato come persona da rispettare nella sua individualità ma con obblighi verso la comunità, non a caso rispecchia quello che è il pensiero di Confucio.

L’Oriente è diverso anche nel modo di concepire l’uomo,

considerato composto da corpo e spirito, insieme costituenti la psiche; la psiche per gli orientali non deve essere studiata, ma è qualcosa da guidare, prendendo coscienza del corpo e dello spirito di una persona: questo perché nell’approccio Zen non si ha mai una visione limitata ad una parte dell’uomo, ma all’essenza dell’uomo stesso.

Siamo partiti dal concetto di differenza tra l’Oriente ed Occidente e siamo arrivati ad identificare l’oriente con lo Zen anche se questo è sicuramente generalizzante. Lo Zen si diffuse in larga scala in Giappone, dove l’uomo è visto nella sua interezza e non come una figura a sé stante, senza un fine o un principio, questa dottrina è una Via semplice, diretta e concreta che ci riporta alla realtà, del “qui e adesso”.

Percorrendo la Via dello Zen, chiunque può superare i condizionamenti e gli attaccamenti dietro cui si nasconde la realtà e immergersi nella vita attimo dopo attimo, per cogliere la Verità Assoluta e viverla liberamente e creativamente. Lo Zen non intende spiegare che cosa sia questa Verità  Assoluta, perché è solo attraverso l’esperienza diretta che essa può essere contattata e ogni tentativo di spiegazione sarebbe relativo e non assoluto.

Da un punto di vista artistico si può dire che l’Occidente fotografa la realtà, mentre l’oriente la dipinge,

vedendola non attraverso l’obbiettivo meccanico della macchina fotografica, ma attraverso il suo occhio di artista. Ciò che lo Zen vede nell’oggetto è l’oggetto stesso vissuto attraverso la propria esperienza: il Buddha Shakyamuni stesso, ebbe un giorno esperienza diretta della “natura vera della vita”, quella che viene chiamata Illuminazione, ciò lo portò a trascorrere tutto il resto dellaImmagine2 sua esistenza ad indicare agli altri la Via, affinché tutti potessero realizzarla.

Secondo lo Zen, il messaggio del Buddha è giunto a noi passando attraverso una trasmissione ininterrotta di Maestri, questo è il motivo per cui nello Zen non sono tanto importanti gli insegnamenti scritti, quanto la vita vera del Maestro Illuminato. Non è lo studiare la Via del Buddha l’essenziale, ma il viverla attualizzandola nella realtà di tutti i giorni. L’uomo occidentale, dalla mentalità più rigida, cerca invece di stabilire delle regole, dei termini in cui inquadrare qualcosa; quello che non riesce ad inquadrare viene rigettato come non-scientifico…solo poche persone possono essere scienziati, ma tutti noi possiamo essere artisti della nostra vita.

Altra differenza fondamentale è quella che intercorre tra l’uomo religioso e l’uomo spirituale.

L’uomo religioso è colui che per credere ha bisogno di certezze, di segni, di simboli;

vuole avere dei termini di paragone e pensa più a portare a termine un compito, che a cercare quale sia il proprio fine, ha bisogno di sapere sino a che punto può elevare il proprio essere ed è colui che domanda al Cristo quante volte può perdonare; ha bisogno dei comandamenti come linee guida ponendo questi come traguardo massimo della propria vita, non accorgendosi che questi sono il minimo indispensabile da fare per essere un buon cristiano.

L’uomo spirituale è quello che ama senza limiti, non ha bisogno di segni esteriori perché sente Dio dentro di sé;

è colui che ha superato la concezione farisaica della Legge ed obbedisce non ai 10 Comandamenti, ma al Comandamento dell’Amore. Non si pone limiti, ma ama senza riserva e sa che deve amare l’altro come se fosse se stesso. Non pone un uomo come traguardo della propria vita, ma l’Assoluto. Obbedisce alle Leggi penetrando in esse; assolve i sui compiti non per dovere ma per amore.

Anche se le religioni occidentali indicano l’uomo come persona dotata di spirito e corpo, gli occidentali, anche molti di quelli che si professano religiosi, arrivano a credere che l’uomo sia composto di spirito e corpo solo perché è detto loro, ma non ne hanno coscienza, tutt’al più vedono lo spirito come contrapposto alla carne.

Viste queste differenze culturali di base, le discipline del Tai Chi Chuan che sono entrate a far parte della vita occidentale, devono necessariamente legarsi a quella che è la cultura e la tradizione di un popolo che stenta a comprendere il pensiero filosofico orientale perché troppo diverso dal suo modo di concepire l’esistenza.

 

Tratto dalla tesi del M. Maurizio Bao Minh Foschi

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