L’adolescenza non è una malattia…

Posted By Maurizio Foschi on Apr 5, 2014 | 0 comments


Trofeo Than Dong 2014
Conferenza con il Dott. Diego Gobbo

Parto da una cosa simpatica che ho trovato sul libro di Andolfi

“L’adolescenza non è una malattia, L’adolescente non è un bambino super-sviluppato, non è l’età dello svincolo”.

Questo è fondamentale, perché tanti genitori si confondono, quindi l’uso del cellulare, di internet va moderato in modo diverso rispetto a quando sono adulti. Quindi, “Il bisogno di separazione dell’adolescente è altrettanto forte quanto il bisogno di appartenenza in famiglia. L’adolescente ha scolpito dentro di sé la storia familiare”, perché tante volte si crede che non si interessino più alla famiglia e “l’adolescente è il braccio armato dei conflitti familiari”.

Nella nostra esistenza ci sono giorni sempre uguali e delle giornate o momenti della vita che ce li ricordiamo fino alla morte. Questi sono 10,11 nodi che corrispondono a dei passaggi del ciclo vitale familiare. Noi tutti invecchiamo e nel procedere degli anni le nostre esigenze e i nostri bisogni cambiano e in nostri figli crescono. Il nostro ciclo vitale è correlato a quello dei nostri figli. Un adolescente con dei genitori di 65-70 anni non è lo stesso adolescente con un genitore di 35-40 anni.

Perchè durante l’età adulta con l’invecchiamento si può aver bisogno di cure e l’adolescente ne ha altrettanto bisogno, per cui se noi siamo sufficientemente in forze possiamo avere un tipo di relazione normale, se noi abbiamo bisogno di cure chiediamo a nostro figlio, in un momento in cui si sta svincolando, di aiutarci. Sono argomenti da prendere con le pinze perché dipende da episodio a episodio e poi i genitori sono in due, l’importante che uno dei due sia presente.

L’adolescente non è un individuo a sé stante ma esiste all’interno di un ciclo vitale.

Una coppia si incontra e si sposa in chiesa o in comune, diventa famiglia nel momento in cui concepisce un figlio che cresce, va in età pre-scolare, pre-adolescenza, adolescenza, fine adolescenza, esce di casa trova un compagno o compagna e si sposa. Oltre a questo, bisogna aggiungere quando le persone muoiono, nascono e quando capitano separazioni o divorzi. Che cosa succede in questi ambiti? Se io sono in coppia con mia moglie e a un certo punto divento padre, io posso accettarlo oppure no, ma cambia il mio ruolo istituzionale e sociale. Quindi, la responsabilità o il tipo di bisogni che io dovrei avere al mio interno cambiano completamente e questo è ineludibile, non è bloccabile. Se la famiglia o l’essere vivente non cambia di ruolo nel momento in cui i figli o le persone vicine cambiano di ruolo anch’esse, tendenzialmente si sviluppano patologie. Ne conseguono irrigidimenti e sintomi che però esulano da questo ambito.

L’anno scorso ci eravamo focalizzati sui bisogni evolutivi che hanno i ragazzi dai 0-12 anni e quest’anno andiamo dai 12-13 in su.

Una cosa banale ma che è giusto sottolineare, l’adolescenza nasce quando si sviluppano i primi sintomi puberali, lo sviluppo organico del maschio e della femmina. Le bambine divengono adolescenti un po’ prima rispetto ai maschi, hanno uno sviluppo più precoce, mentre i bambini sono tendenzialmente più lenti.

Freud a questo proposito diceva: noi tutti ci attacchiamo alla mamma solo che mentre le bambine si attaccano, si differenziano e si identificano con la mamma con un certo grado di complessità, i maschi si attaccano alla mamma, si staccano e si identificano con il padre e questo da un certo punto di vista è un vantaggio evolutivo. Arrivano più tardi, ma mediamente sono più semplici. Poi è anche un problema culturale perché per la donna avere un figlio comporta anche un cambiamento strutturale del corpo mentre gli uomini vanno a lavorare sempre, da quando iniziano alla pensione. Le donne si trovano a scegliere tra carriera e maternità, c’è una responsabilità più ampia della casa perché bene o male ci si aspetta che siano le donne a curare le relazioni e a far tante altre cose. Nel nostro mondo attuale le donne vanno a lavorare per cui hanno un carico maggiore da sostenere.

Per gli istruttori e gli insegnanti capire quali sono le dinamiche relazionali è importante perché comprendiamo meglio i bisogni degli adolescenti e quindi in palestra andiamo a rispondere a quei bisogni che tante volte la famiglia non riesce a sostenere.

Esiste una statistica in Italia che rivela che il 50% delle famiglie sono divorziate o quasi, più al nord che al sud. Ciò comporta che nel futuro si avrà sempre a che fare con famiglie ricostituite. Alcuni si risposano con altre persone che hanno figli per cui la complessità delle dinamiche si amplifica.

Quando una coppia si sposa ha delle aspettative sul matrimonio ma entrambe rimaniamo delusi perché è impossibile trovare una persona che si adatta perfettamente a quello che voglio io. Il matrimonio passa dall’innamoramento all’amore. Quando nasce un figlio la coppia viene messa sotto stress in maniera importante, i bambini rompono le coppie non le mettono insieme. Se una coppia è ben solida sa che per un anno due, deve andare in stand by e poi si ritrova perché diventa da coppia coniugale a coppia genitoriale e, il problema è riprendere la coppia coniugale. Tante volte, se ci sono problemi prima, il bambino diventa una scusa per non ritrovarsi più, per non far l’amore. Infatti, buona parte dei tradimenti degli uomini avvengono quando le donne rimangono incinte: se io penso di essere la cosa più importante per mia moglie ma lei si focalizza sul figlio, sulla maternità, io maschio questo bisogno lo espleto con un altra persona per non rovinare la coppia.

Le donne hanno il problema contrario: se gli uomini fanno questa operazione, circa al terzo anno di vita del bambino quando è un po’ più autonomo, se non sentono che hanno ripreso la coppia o che il marito ha fatto un contenimento psichico affinché loro potessero fare le mamme si trovano un uomo più adeguato a questo. Il 52% delle donne tradisce intorno al terzo anno di vita del bambino. Sono statistiche che corrispondono ovunque dall’America, all’Europa, all’Asia. E’ di base un bisogno e non un tradimento e noi abbiamo una cultura che è un’handicappata relazionale per queste cose, che non vengono mai dette e spiegate. Se si sapessero prima le persone sarebbero pronte ad affrontarle.

Se la coppia riesce a superare le varie fasi legate alle nascite ad un certo punto si troverà ad affrontare l’adolescenza.

L’adolescenza è un po’ un processo “onda del mare”: ci sono bambini che si trovano con un corpo adulto, cambia il livello biochimico, biologico, tutta una serie di procedimenti e di processi e una nuova caratterizzazione sociale.

Le ragazze iniziano a percepire gli sguardi sessualizzati su di loro da parte degli uomini, che è diverso da quello che hanno avuto sino ad ora. La sessualità in adolescenza è un argomento hard, ha una visione ormonale, sono pronti per capire. Esiste far l’amore, far sesso e la pornografia, l’atto è identico ma sono tre cose completamente differenti. Gli adolescenti concepiscono l’amore come capacità spirituale alla fine dell’adolescenza, mentre durante l’adolescenza fanno corrispondere l’amore con un atto sessuale. E’ un problema che deve esser affrontato e bisogna saper spiegare loro la differenza. IL pericolo è, e questo accade spesso in clinica, che hanno comportamenti sessuali disinibiti e quando a 18-19 anni capiscono quello che hanno fatto, hanno un immagine di sé talmente devastante che per esempio le ragazze o si fanno del male o si inibiscono e i ragazzi, invece di capire questa cosa, si concentrano solo sulla predazione, sulla sessualità, sul bullismo e poi divengono degli adulti con problematiche di base.

Gli adolescenti sono molto bambini e poco adulti

lavorano con il gruppo dei pari in modo da trovare un’identità fuori, che bisogna lasciargliela tutta, quando entrano in casa ogni tanto hanno bisogno di essere adulti e ogni tanto bambini e questo può avvenire per molti anni.

L’adolescenza vera si pensa che si concluda a 35-40 anni: la parte critica avviene dai 12-13 ai 19-20 anni.

Un adulto è indipendente quando si arrangia economicamente, e autonomo quando che le scelte che fa non le fa in base alla sua famiglia di origine o in base a cosa pensano papà e mamma. Solitamente per arrivare ad avere questa autonomia mentale noi dobbiamo sposarci ed avere un figlio, quindi 35-40 anni. All’estero hanno delle patologie invertite alle nostre perché mancano i genitori: all’estero sono apparentemente indipendenti e autonomi perché escono di casa. In America, che fa da focus, si portano tante volte tradizioni inutili che spesso rovinano le coppie per mantenere un senso di appartenenza alla famiglia di origine che si trovano a chilometri di distanza. In America, i psicoterapeuti lavorano con un riavvicinamento per poi potersi differenziare e fare una vita autonoma, in Italia, soprattutto Veneto e Lombardia, il problema è staccarli, le mamme son mamme e a volte il problema nasce dalla nonna materna del bambino.

La difficoltà è capire qual è la giusta distanza e la giusta appartenenza. Tutto quello che si lascia perdere nella formazione della coppia, riaffiora. Una mamma, secondo la media italiana (che oggigiorno corrisponde ai 38 anni e mezzo, solo le straniere che abbassano la media), quando i figli raggiungono l’adolescenza, può essere vicina alla pre menopausa e la consapevolezza di uscire dal periodo fertile rappresenta un bel lutto. Per quanto riguarda gli uomini, quando vedono che la figlia entra nell’età dello sviluppo con caratterizzazione sessuale, si spaventano e cercano di prendere le distanze in un momento in cui i figli hanno tanto bisogno di avere un confronto con il maschile, perché il padre è l’unica persona al mondo sicura. Spesso un padre quando si trova in difficoltà a toccare un corpo che non è più quello di una bambina, la allontana e questo può dar luogo a problematiche personali legate a un senso del rifiuto. E’ un aspetto prettamente culturale perché ad esempio in Veneto quando i maschi diventano adolescenti vengono considerati potenti e forti, con il padre fanno un sacco di esperienze e questa fase di sviluppo è vissuta positivamente. Bisognerebbe spostare l’asse anche sulle ragazze, ma veniamo da centinaia d’anni di maschilismo e non è semplice e istantaneo un cambiamento in questo senso.

Un’altra cosa importantissima è che nel momento in cui l’adolescente inizia ad uscire di casa si crea spazio per la coppia e questo è fondamentale, a meno che non ci sia un secondo o terzo figlio. Se ci sono stati problemi di coppia non risolti dieci, quindici anni prima, in questo momento può succedere che l’adolescente non si senta adeguatamente spinto fuori di casa e quindi rimane in casa e il problema nasce se si mette a triangolare con i genitori.

Io spero di stare bene con mia moglie così quando mia figlia sarà cresciuta io sto nel divano con mia moglie e passo un messaggio a mia figlia che non è necessaria. Lei da una parte si sentirà spinta ad uscire e dall’altra ne sarà contenta perché potrà farsi la propria vita. Questo non è il contesto per disquisire in merito alle complicazioni ma bisognerebbe vedere come i genitori sono legati alla famiglia di origine e come l’adolescenza dei figli si insinua su un sistema generazionale.

Un aspetto che vale sia per le AM sia per le famiglie ricostituite è che se io mi separo da mia moglie e poi trovo un’altra compagna, mia figlia si troverà ad avere a che fare con una nuova figura femminile e anche con il nuovo compagno di mia moglie. Cosa sono queste persone? Non sono genitori, non sono papà e mamma. Genitore biologico, genitore psicologico, genitore sociale, a volte corrispondono a volte sono scissi ma sono riferimenti importanti dove, la mia compagna si adeguerà alle regole che abbiamo scelto io e la mia ex per trattare con la figlia, però sarà comunque un punto di riferimento, una facente funzioni genitoriali.

La palestra e le AM in particolare, che usufruiscono di una struttura gerarchica

(non c’è solo il coach, cosa che le differenzia molto dagli sport da combattimento), con una disciplina che presuppone il rispetto per il Maestro e gli istruttori anziani e, solitamente è molto rigida e non può essere scavalcata, altrimenti la palestra va a quel paese, sono importanti perché se in famiglia il bambino o la bambina non possono fare determinate esperienze, o perché non ci sono fratelli e sorelle o perché i genitori sono troppo rigidi e non si trova in sintonia. In palestra invece, si possono trovare figure facenti funzione.

La regolarità della pratica è fondamentale per permettere all’adolescente di fare quel tipo di esperienza e di confronto che non si permette in casa.

Tutto non è patologico, spesso fa parte di un ciclo vitale, ma se incontro situazioni in cui la madre è vecchia e malata ed è in carrozzina tutto il giorno, i genitori devono lavorare, la figlia adolescente che avrebbe delle domande o delle richieste da fare, non le fa di fronte a una situazione pesante. La presenza di persone autorevoli a scuola o in palestra possono sopperire alla possibilità di un confronto, e questi luoghi divengono i punti cardine dove attaccano i genitori.

Per fare capire: se voi con i vostri figli puntate molto sui compiti per casa, che sono importanti e gli togliete l’anima per farli, con l’adolescenza vi attaccheranno su questo andando male a scuola. Se invece i compiti glieli fate passare come una cosa necessaria ma anche bella, non “va a scuola e fa il bravo” ma “va a scuola e divertiti”, nell’adolescenza sanno che è una cosa che a voi non tocca ma è importante per loro e quindi andranno bene a scuola. Si lavora su un altro piano. Gli insegnanti sono fondamentali perché permettono di avere quel tipo di sfoghi, anche di rabbia ogni tanto, che non si possono permettere in famiglia. La scuola è un obbligo sociale mentre nel periodo dell’adolescenza si registra una fuga dalle attività extra, dalle palestre, perché appena entrano in contrasto con l’insegnante, in un periodo caratterizzato dall’onnipotenza, mandano a quel paese e non frequentano più. E’ importante che i genitori sostengano gli insegnanti, valutandoli prima, in modo che se decidono di fare una AM da settembre a settembre frequentino e poi se si stancano l’anno dopo possono cambiare. Comunque, cercare di dare un supporto nel senso che, se scelgono una strada la percorrono fino in fondo, insegnando loro la coerenza. E’ fondamentale creare una rete adulta: se il ragazzo porta a casa un brutto voto può succedere che venga demotivato dando la colpa all’incapacità di far cogliere la materia dell’insegnate. Questo non deve succedere e se ci sono dei problemi è meglio parlare con l’insegnante sia a scuola sia nelle AM.

L’adolescenza è la fase dell’onnipotenza in cui ci si vuole arrangiare, ci si sente capaci di spaccare il mondo ma alla prima difficoltà si sentono impotenti e fragili; perdono un po’ il senso della realtà. In questo momento, nel vedere e conoscere gruppi esterni nuovi, altri ragazzi con i quali si comportano da adulti, mediamente portano delle novità in casa.

In questo momento la famiglia deve permettersi di cambiare per accettare le novità che l’adolescente vi porta.

Cosa significa? I cambiamenti tra pre-adolescenza e adolescenza sono rapidi mentre i genitori attraversano una fase di sviluppo abbastanza lenta. La richiesta è quella di cambiare velocemente rispetto a loro con la difficoltà di non dare paletti troppo stretti, né troppo larghi, ma riuscire a modularli man mano. Non sono i ragazzi che devono conquistare la vostra fiducia ma voi dovete dargliela a priori.

Voi li avete educati e tirati su e siete i loro modelli, quindi è importantissimo dare a priori la vostra fiducia.

Se avete mai notato, quando gli adolescenti vanno a casa degli altri sono sempre bravissimi anche se a casa propria sono un disastro. L’amico mamma, l’amico papà non esiste, perché i genitori sono unici mentre di amici ne possono avere a bizzeffe. Il legame tra genitori e figli è un legame talmente stabile e duraturo e fermo che proprio perché io ti amo tantissimo, ti posso dire tutte le cose peggiori del mondo. Questo è un tipo di legame che puoi trovare solo tra marito e moglie. Una delle funzioni tra marito e moglie è: io sono il tuo tiranno e tu sei il mio tiranno. Perché tu mi puoi dire delle cose che solo tu me le puoi dire perché tutti gli altri li manderei a quel paese, ma so che me le dici perché mi ami. Sposarsi vuol dire: io ho una fedeltà rispetto alla mia famiglia di origine e ho una fedeltà verso mia moglie/marito. In maniera esplicita o implicita devo dire ai miei genitori che se mi fanno scegliere tra loro e il/la consorte perdono un figlio, il/la consorte deve essere prima di qualunque altra cosa. Se questo procedimento non avviene da parte di entrambe non ci si sposa.

Tante volte il problema è che anche i genitori o i nonni, non aiutano il matrimonio, spesso le suocere insegnano alla nuora come si fa la mamma, ma non come risposta a una richiesta d’aiuto ma come imposizione. Se il marito non prende posizione mettendo al suo posto il proprio genitore, si possono generare delle crisi di coppia. Questo perché il legami devo mutare nel tempo e se non mutano si creano scissioni e rotture.

Gli adolescenti sono dei radar per questo, nel senso che tutto quello che hanno vissuto fino ad allora nel momento in cui possono attaccare, attaccano. Quindi l’amico mamma e papà non vanno bene, che non vuol dire non avere un buon rapporto con il proprio figlio, vuol dire che dovete avere un rapporto ancora più stretto, perchè se devono confrontarsi con qualcuno devono farlo con voi.

Gli adolescenti attaccano il genitore, cioè non la persona in sé ma la sua funzione genitoriale.

Nelle coppie separate spesso accade che il figlio attacca il padre e facendolo guarda la madre per cercare assenso e se ciò accade è la guerra. Infatti, si può essere ottimi padri, ottime madri ma pessimi genitori. Perché la genitorialità implica un noi. L’adolescenza è un vantaggio perché se ci sono problemi di coppia abbiamo un figlio che ci rompe l’anima a far coppia e quindi diviene una buona occasione per riprendere la coppia in mano, o per devastarla.

Domanda: Quando i figli ci attaccano e criticano la nostra genitorialità che cosa dovremmo fare?

Risposta: Bisogna capire che i figli attaccano perché vorrebbero avere dei genitori differenti e quindi voi fate quello che ritenete corretto passandogli un messaggio che è: io non sono quello che vuoi tu ma io sono così. Perché questo è importante? Perché si trasmette l’idea che i genitori non sono onnipotenti e ciò permette di realizzare che se i genitori sbagliano nella vita posso sbagliare anch’io. Quello che si riporta va argomentato.

Faccio un esempio di una coppia che ha una figlia di 12 anni che vuole comprarsi i leggins. Io genitore non te lo permetto perché ti devo proteggere dai pericoli, è un vestiario da ventenne e non da dodicenne quindi a questa età non ti metti quello che vuoi tu devi passare attraverso una mia preselezione. La bambina si arrabbia ma è così e basta. Perché è importante? Il messaggio che passa è che mi sto prendendo cura di te, magari sbaglio ma intanto ti proteggo. Una cosa fatta per il bene del figlio viene accettata di più. Se poi lo fa di nascosto si entra su un altro tipo di problema, ma se lo beccate sa almeno a che cosa va incontro, si aumenteranno i controlli. E poi non è un problema di “leggins” ma dove e perché te li metti, che cosa ci fai. E perché è importante avere dei punti fissi e fermi? Perché voi in quanto genitori dovete dare delle lezioni. Devono essere un po’ scomodi in casa, a 18-20 anni devono avere l’idea che quando vanno all’università in 5 anni finisco perché appena esco me ne vado. A casa sto bene ma sto un po’ scomodo, un po’ stretto. Il problema del mondo d’oggi è che noi abbiamo 30-40enni in casa, stanno troppo bene. E’ vero che non trovano lavoro ma spesso è anche una scusa. Purtroppo i genitori hanno l’incapacità di tollerare l’ansia dei figli. La Wolsh ha scritto un bellissimo libro che è “La resilienza“, che dice: “quando metto le persone in difficoltà, crescono”. La difficoltà deve essere proporzionale all’età. Se non metto mai una persona in difficoltà non crescerà. Infatti quello che accade è che si passa un messaggio di questo tipo: ‘ti amo talmente tanto che se te ne vai io soffro e muoio’. Questi sono figli che rimangono handicappati.

Genitore: Un altro problema delle regole è il confronto con gli altri genitori, che se gli altri permettono l’uso dei leggins è più complicato argomentare il proprio diniego.

Diego Gobbo: Non è più complicato va solo fatto con amore.
Il pericolo è mettersi petto a petto con l’adolescente e si arriva a inasprire il rapporto e quindi bisogna trovare dei compromessi: in una certa misura i leggins possono essere usati quando le amiche vengono a casa o in ambienti protetti. Ci sono molte modalità ma quello che bisogna tenere a mente sono poche regole ma chiare. Tante volte se chiedete a un adolescente quali sono le regole in casa non le sanno. Tante volte passa il messaggio, tanto tu sai a che ora tornare; no, torni alle 11 pm. Su questo bisogna stare attenti, chiarezza ma non troppa rigidità.

Tante volte noi ci realizziamo attraverso i figli e questa non è una cosa di poco conto, perché le/gli stiamo accollando degli importanti zainetti sulla schiena. Voi avete dei figli che praticano VVD e magari nella vostra testa ve li immaginate dei Bruce Lee o devono in qualche modo realizzare la vostra aspettativa e così arriva a un certo punto che non hanno più voglia di praticare e non ve lo dicono e così si rompono un piede in palestra per riuscire a stare a casa.

Penso che i genitori dovrebbero avere 15 figli a testa perché non c’è tempo e tutto diviene normativo, si va a letto a quell’ora e basta. Ora vi dico una cosa che vi scandalizzerà: ieri sera mia figlia di 15 mesi non mangiava, è andata a letto senza cena, ha pianto per un’ora e l’ho sopportato e stamattina ha fatto la sua colazione bella felice e il pranzo. Non è che muore di fame se le faccio saltare un pasto per i suoi capricci. Quando ai figli date loro da mangiare e dormire e stanno al caldo la play station non è una necessità vitale, poi se voi permettete i capricci…. Poi se sono educati, vanno bene a scuola e vogliono giocare due ore con la play station posso concederglielo. La difficoltà è tollerare la frustrazione e l’ansia dei figli. Viviamo in una società di analgesici, mal di testa, pastiglietta, il figlio soffre, subito il psicoterapeuta. E, tante volte ci si mettono anche le nonne a difendere i figli.

L’adolescenza del figlio/a porta a dei forti contrasti fra marito e moglie e spesso i genitori non si parlano.

Domanda: Ci sono varie teorie sul lasciar piangere o meno i figli piccoli quando vanno a letto, come ci si deve comportare?

Tutti i modelli di psicoterapia e non di educazione partono dal presupposto che un minimo livello di frustrazione i bambini lo devono tollerare e, soprattutto, i bambini devono imparare ad auto calmarsi. I figli vanno messi a letto, si girano e poi si dovrebbero addormentare nel giro di 10 minuti. Poi vanno stancati durante il giorno. L’idea è che se il bambino piange perché ha un reale bisogno, si prende su e si passa la notte in bianco, se piange per un capriccio, non va ascoltato. Questa è la linea di demarcazione e la difficoltà è capire quando è un capriccio e quando non lo è. Generalmente il pianto è diverso. Se sette volte su dieci fate bene le altre tre i figli ve le abbonano. Per essere cattivi genitori uno deve sbagliare otto su dieci.

Ascoltare un adolescente significa: io non la penso come te, ascolto ma quello che mi dici è interessante e importante. All’età infantile è no e punto, all’età adolescenziale è discutiamo. Il vantaggio del genitore sull’adolescente è in primo luogo che è sempre più vecchio ed ha più esperienza e, in secondo luogo, è sempre il genitore. Il legame tra genitore e figlio non è separabile perché siamo esseri relazionali.

Se avete a che fare con i figli adolescenti degli altri, mentre vostro figli/a vi può non permetterebbe mai che gli altri vi attacchino, perché gli adolescenti devono mantenere una buona idea dei propri genitori dentro di sé, perché sanno benissimo che provengono da lì.

Per sviluppare patologie bisogna che sia il papà sia la mamma abbino qualche problema. Se i figli hanno a che fare con una stirpe sana l’altra la perdonano. Le separazioni gestite bene, una su duemila, dove i figli si trovano ad avere a che fare con quattro stirpi invece di due, sono figli avvantaggiati.

Tra gli 11 e 13 anni i bambini hanno bisogno di una affiliazione concreta.

A quell’età è fondamentale, come accade nelle arti marziali, che devono avere borsa, kimono, stemmi, magliettine come tutti. Queste cose sono importanti perché creano un rispecchiamento interno, una libertà, e sostanzialmente sentono che sono diversi dai genitori perché appartengono a dei gruppi diversi. Quando non si costruisce questo senso di appartenenza ci si accorge perché hanno un senso di vuoto che corrisponde a una patologia della socializzazione. Sono adolescenti che in palestra stanno per i cavoli loro, a casa non escono mai e internet in questo caso non aiuta. Internet è uno strumento, non è un demone, è uno strumento magnifico è l’uso che se ne fa che è un problema, quindi internet si, ma controllato, fruizione in un luogo dove è presente il genitore.

Quando dai 14 ai 18 diventano più grandi avviene una affiliazione simbolica che significa una maggiore tolleranza delle differenze e quindi in palestra si formano dei sottogruppi. L’affiliazione simbolica è un’affiliazione ideale: una volta era io sono comunista, tu fascista e così via, ora è un gruppo di appartenenza esterno con delle regole proprie.

Il vantaggio del VVD è l’avere una cultura diversa dalla nostra e ciò può dare un senso di appartenenza a una cultura separata.

Mi confronto con due culture e due ambienti diversi. Poi bisogna prendere le cose con le pinze perché tutti gli insegnanti sono italiani e per cui, per quanto vogliano fare i vietnamiti il loro substrato culturale è sempre quello giudaico cristiano.

Quando c’è un mancato riconoscimento ci si accorge perché si è in presenza di una patologia dell’individuazione, una invisibilità: l’adolescente non emerge, non sta in gruppo e si isola. Se l’istruttore ha un occhio clinico e nota il senso di vergogna quando sono più piccolini o la mancata socializzazione e la mancanza di raggruppamento successivamente, se non interviene, è un allievo perso. Non sempre è patologia, spesso può essere sfortuna per cui, se a casa non avviene un buon dialogo e allo stesso modo in palestra non riesce a fare gruppo, mediamente sono adolescenti che si tagliano fuori e possono sviluppare patologie se non hanno la fortuna di incontrare qualche altro gruppo in cui trovare una maggiore identificazione. In questa età è importante che se non sentono di appartenere a un gruppo ma contemporaneamente ne trovano uno di un altro sport dove è più forte l’identificazione, l’insegnante deve agevolare l’uscita perché è più importante lo sviluppo individuale del singolo che la pratica in sé.

Ci sono sport individuali come il nuoto che implica 4 o 5 ore di attività giornaliera, nell’età dei 15 anni quando i ragazzi fanno le prime scelte da adulti spesso si trovano sotto pressione da parte di insegnanti e genitori e se la pressione è eccessiva lo sport invece di favorire lo sviluppo del ragazzo, lo blocca. Come genitori dovete comprendere qual è l’ambiente migliore dove il figlio cresce e si confronta e diventa un adulto serio. La pratica di uno sport è in assoluto l’ambiente migliore in cui crescere ma a volte può non essere l’unico ambiente favorevole alla crescita.

Domanda: Come mi devo comportare se scopro che il ragazzo fuma?

Risposta: Il fumo è un ansiolitico come l’alcool e come tale va preso tre volte al giorno. Questo per dire che se un ragazzo fuma vuol dire che ha una forma di ansia. E non si inizia per imitazione perché tanti di voi che non sono fumatori sicuramente avranno provato a fumare una sigaretta e vi ha fatto schifo, perché il fumo di per sé è amaro e puzza. Vuol dire che c’è una forma di ansia. Adesso c’è un’enorme uso di alcool, fumo e droghe, Treviso per inciso è una delle città a livello nazionale con il più alto uso pro-capite di cocaina, appena sotto Milano e Roma.

Ritornando al fumo a volte viene riferito che i ragazzi lo fanno per socializzare e allora vuol dire che ha l’incapacità di socializzazione e torniamo al discorso di prima. Spesso i ragazzi fumatori sono figli di fumatori perché vede e impara che papà va a fumare quando è nervoso oppure se i genitori non fumano è una sorta di attacco o provocazione (spirito di ribellione) o ancora per appartenere a un gruppo (incapacità di socializzare).

Bisogna ricordare che se io mi separo da mia moglie e non voglio che mia figlia abbia le caratteristiche di mia moglie, non gliela faccio mai vedere e su tutti i suoi comportamenti che mi ricordano la moglie la stecco, perché non voglio che le assomigli. In adolescenza mia figlia diventerà identica a mia moglie, perché questo metodo lavora al contrario.

Il sottolineare una cosa che non ci aggrada diviene il punto debole dove attaccare.

Se io so che il più grande dispetto che posso fare a mia madre è fumare, fumo. La dipendenza viene dopo, e questo è un ambito di patologia. Questo comunque, è un problema sociale. Una volta il passaggio da bambino ad adulto era abbastanza veloce, adesso i ragazzi se va bene stanno in casa fino ai 25, 30 anni, mentre in qualsiasi altra cultura che non sia occidentale a 19, 20 anni si è già pronti per fare figli. Lo stare in casa in relazioni a tre spesso crea ansia, per la presenza di contrasti enormi e, gli adolescenti non avendo una struttura nevrotica come la nostra, hanno bisogno di ansiolitici per rimanere all’interno di certe dinamiche.

Inoltre, la nostra cultura non ha riti di passaggio che sarebbero fondamentali per segnare il cambiamento sia per il/la ragazzo/a, sia per i genitori e in questo modo si risolverebbero metà dei problemi dell’adolescenza. I due riti che sono rimasti riconosciuti nella nostra società sono il matrimonio e il funerale. Una volta c’era il servizio militare dove imparavano a farsi il letto, lavare, far da mangiare etc. Da questo punto di vista, le arti marziali pretendono che tu abbia determinate abilità per poter assumere un grado o una cintura e questo fa parte di un rituale. In alcune popolazioni dell’Africa il ragazzo viene lasciato da solo per tre giorni e deve arrangiarsi e quando torna non sta più nel circolo dei bambini ma in quello degli adulti. La maggior parte delle culture più regredite rispetto alla nostra hanno dei rituali robusti o pericolosi però hanno il vantaggio che mentalmente aiuta.

Noi abbiamo genitori che considerano ragazzi di 20 anni dei bambinetti quando di per sé dovrebbero essere adulti.

Riferimenti bibliografici:
“Vita da adolescenti” di Luigi Baldascini, Ed. Franco Angeli, 1996
gobbodiego@gmail.com

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